Borse-ripresa

Sell in May and go away‘ si dice in gergo. Questa volta le vendite non sono avvenute a maggio bensì nel pieno dell’estate. In un lunedì nero di luglio, le sole Borse europee hanno bruciato circa 240 miliardi di capitalizzazione, per non parlare delle grandi colleghe americane, che hanno visto un Dow Jones registrare le peggior sessione dall’ottobre 2020.

É vero, i livelli su cui scambiavano i principali indici internazionali prima di inizio settimana erano vicini ai massimi storici, e il giorno seguente le Borse americane hanno recuperato più della metà di quanto lasciato per strada.

Ma è altrettanto vero che un tonfo del genere è raro da vedere su listini di questo tipo.

La paura del Covid fa balzare le vendite

Per molti analisti, a causare queste vendite a piene mani è stato lo spavento per il ritorno di una nuova ondata di contagi da Covid, che potrebbe mettere a repentaglio non solo la ripresa economica, ma anche le gestione dei portafogli di fondi e investitori.

A dar sostegno alla “paura da Covid” sono i casi stessi. Negli Stati Uniti e in altri Paesi il numero di casi ha toccato cifre mai viste da inizio anno durante il lockdown, mentre in alcuni casi come l’Inghilterra questi numeri sono stati addirittura superati. Il governo britannico prevede oltre 100.000 casi ora che tutte le restrizioni sono state tolte nel “Freedom Day”.

Secondo molti operatori, tuttavia, l’azionario resta un asset class con potenziali di crescita elevati. “Rimaniamo costruttivi sull’azionario e riteniamo che le ultime paure su un rallentamento dell’economia siano premature ed esagerate”, ha scritto Dubravko Lakos-Bujas, Chief US Equity Strategist di JP Morgan.

In rialzo anche le Banche di Affari

La banca d’affari ha inoltre rivisto al rialzo il target di fine anno per lo S&P 500 (l’indice che raccoglie le 500 migliori società Usa) a 4.600 punti dai precedenti 4.400, stimando un guadagno dell’8% da qui a fine anno.

Se per l’azionario l’accaduto può essere riassunto come uno brutto spavento, non si può dire lo stesso per le cryptovalute, tutte crollate sotto i supporti chiave.

Il Bitcoin, ormai lontano parente di quello visto ad aprile quando aveva messo a segno il nuovo record, è finito sotto i $29 mila per poi risalire verso i timidi $32 mila, mentre l’ether (moneta che alimenta la block chain Ethereum), si è allontanato di molto dai $1.900, facendo pensare ad un lungo blackout dell’interesse dei trader verso il mondo delle divise digitali.

Anche il petrolio sta salendo

Questione simile per il greggio, in allarme per questioni legate alla domanda che, in caso di nuove restrizioni, registrerebbe un brusco stop, proprio mentre molte banche d’affari lo stimavano stabile sopra gli $80 da qui a pochi mesi.

A metterci lo zampino sul calo dei prezzi, diminuiti del 7% in un solo giorno, ci si è messo anche l’Opec+. Dopo una soap-opera lunga più di una settimana, il cartello dei Paesi produttori di petrolio e i suoi alleati hanno trovato l’accordo sulle distribuzione delle quote e l’aumento della produzione da agosto per far fronte alla crescente domanda di carburante.

Più offerta sul mercato significa meno valore intrinseco per la commodity, per la quale le prospettive di rialzo da qui a fine 2021 non dovrebbero essere in discussione.

Non c’è stato nessun cambiamento significativo nella prospettiva dei prezzi”, affermano da Goldman Sachs. “I casi della variante Delta hanno continuato a crescere provocando una forte svendita, ma nuovi lock down sono bassi in termini di probabilità, quindi non dovrebbero esserci forti impatti sulla domanda” sostengono dal colosso degli investimenti statunitense.

Nuove linee guida per Francoforte

Poco meno di un mese dopo la Strategy Review, la Banca Centrale Europea ha rivisto la forward guidance nell’ultima riunione di politica monetaria. Traducendo: dopo aver cambiato la strategia e l’obiettivo di inflazione era arrivato il momento di far capire quali saranno i prossimi passi da seguire.

 

Le nuove linee guida sottolineano, in poche parole, l‘impegno della banca centrale a mantenere tassi d’interesse bassi e politica accomodante oltre il previsto per raggiungere il suo obiettivo di inflazione del 2%, permettendo ai prezzi di superare il tetto per un periodo “transitorio”. 

E qui cominciano i problemi. Il consiglio direttivo della BCE è diviso tra l’ala dei cosiddetti falchi, cioè chi vuole politiche monetarie di austerity e l’angolo delle colombe, affezionate al famoso quantitative easing.

Secondo fonti citate da Reuters, al nuovo impegno della banca si sono opposti Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, e Pierre Wunsch, governatore della banca centrale del Belgio, con un terzo membro dell’istituto, che ha espresso significative obiezioni lasciando il meeting prima della sua fine. 

Per gli oppositori, la nuova guidance lega le mani della banca centrale troppo a lungo, rendendo di fatto quasi impossibile l’aumento dei tassi nel medio termine e mettendo in dubbio la fine degli ampi acquisti di obbligazioni da parte della banca. 

Lo scontro tra “hawks” e “doves” è un leitmotiv che accompagna la BCE sin dalla sua costituzione, e in tempi non pandemici le divisioni sono state molto più forti, ma con la fine della pandemia e il ritorno alla normalità questa ferita interna potrebbe non ricucirsi.

Per Jussi Hiljanen, chief strategist presso Seb Bank, la BCE “non ha offerto sorprese nelle sue decisioni di politica monetaria”, e “non ha fornito indicazioni su eventuali nuove misure che potrebbero essere adottate per sostenere il nuovo e più ambizioso obiettivo di inflazione“.