Bauli, un’impresa che ha dietro la forza del Veneto

Tra il 1876 e il 1976, dal Veneto (e dal Trentino, e dal Friuli) partirono in 5 milioni e mezzo verso l’America. Negli anni del grande esodo costituì oltre il 34% di tutta l’emigrazione italiana. Fa impressione sapere che proprio in quell’intervallo, e precisamente nel 1922 a Verona, fu fondata Bauli, allora piccolo laboratorio di pasticceria. Poco dopo, il fondatore – Ruggero Bauli – partì per l’Argentina alla ricerca di maggiore fortuna, che non trovò, perché tornò in Italia subito dopo nel 1937, quando aprì una nuova pasticceria, subito famosa.

A distanza di 100 anni, Bauli ha raggiunto dimensioni cospicue: fattura poco meno di 500 milioni di euro, dopo aver realizzato diverse acquisizioni come Doria, i marchi milanesi per eccellenza Motta e Alemagna (nel 2010), e Bistefani (2013, con i suoi famosi crumiri).

La sfida per chi realizza dolci per le ricorrenze è costruire altre linee di business meno cicliche, quindi prodotti a uso quotidiano, come biscotti e croissant.

Un’azienda familiare e una storia di riscatto

L’export di Bauli, nonostante sia cresciuto negli ultimi anni, pesa ancora troppo poco (16%) sul fatturato complessivo. I margini per una maggiore internazionalizzazione ci sono ampiamente. L’attuale presidente Michele Bauli ha spiegato di recente che l’obiettivo è cercare aziende straniere compatibili con l’attuale business; in particolare Bauli, per creare un vantaggio competitivo, vorrebbe comprare un’azienda produttiva in territorio estero. Già nel 2019 Bauli ha acquisito una quota dell’80% della società slovacca Max Sport, azienda specializzata in prodotti proteici e a basso contenuto di calorie.

Il piano di investimenti di Bauli prevede ulteriori risorse messe sul tavolo. Nel solo 2021 sono stati spesi 40 milioni di euro per migliorare la produzione industriale puntando su nuove linee, robotica, domotica e “internet of things” (IOT).

Al fine di andare incontro alle esigenze del consumatore, sul mercato domestico è stata acquisita Dacasto, azienda piemontese in grado di produrre un panettone artigianale su richiesta. In relazione al cibo salutista e gluten free, Bauli, con il marchio Doria e con la neoarrivata Alpipan, sta sperimentando torte e dolci senza glutine, che vengono venduti anche in farmacia, allargando la forza distributiva.

Il Veneto è passato dalla miseria al boom

A fine ‘800 in Veneto, racconta Gian Antonio Stella, che si cantavano queste strofe:

«Crepà la vaca che dasea el formaio, / morta la dona a partorir ‘na fiola, / protestà le cambiali dal notaio, / ‘na festa, seradi a l’ostaria, / co un gran pugno batù sora la tola: / “porca Italia” i bastiema: andemo via!».

Il Veneto era una delle regioni più povere d’Europa. Nel volume “Schei” (Mondadori, 2000), Stella si domanda come ha fatto il Triveneto a passare dalla miseria al boom, dalla pellagra ai debutti in Borsa a New York di tante aziende medie che saltano direttamente Piazza Affari.

Oliviero Toscani, il fotografo delle campagne di Benetton, rispose così: “Questi qui sono più bravi. Se bravo vuol dire anche più pragmatico, se vuol dire andare al nocciolo dei problemi, allora non c’è dubbio: i veneti e i friulani sono i più bravi. L’essere stati poveri aiuta. Essere semplici aiuta”.

Non si può che inorgoglirsi a vedere quale riscatto può intraprendere l’uomo. Lo stesso orgoglio che consentì a Sergio Marchionne, emigrato con la famiglia dall’Abruzzo al Canada, di diventare uno dei migliori manager al mondo.