Aziende italiane abbastanza forti per superare la crisi secondo Valentino Pediroda, AD modefinance

Le aziende italiane hanno le spalle abbastanza larghe per superare la crisi di questo momento storico. Rispetto al 2008, sono più solide sul fronte finanziario e più preparate ad affrontare i nuovi scossoni. Lo dimostrano i dati di bilancio 2019, raccolti sulle maggiori 100mila aziende italiane e paragonati a quelli del 2007. Come spiega Valentino Pediroda, AD di modefinance, società FinTech specializzata in soluzioni di Intelligenza Artificiale per la valutazione e la gestione del rischio di credito.

Che analisi avete condotto sulle aziende italiane?

Abbiamo confrontato i dati di bilancio del 2007 relativi alle prime 100mila aziende italiane per fatturato, con le superstiti del 2019 (circa 70mila).

Abbiamo estrapolato per un confronto, in base ai bilanci già pubblicati a fine ottobre 2020, un campione di circa 24mila realtà. Un’analisi mirata a fotografare la condizione delle aziende italiane nell’anno che ha preceduto due delle più gravi crisi economiche dell’epoca contemporanea e a immaginare in che modo potranno pararne i colpi oggi, proprio a partire dall’esperienza 2008. I numeri raccontano che le aziende sono oggi più preparate ad affrontare le crisi, complici anche strumenti di analisi della solvibilità più sofisticati, interventi pubblici massicci in termini di incentivi e regole più efficaci. Il campione analizzato è molto rappresentativo della produzione italiana. È un campione eterogeneo, include tutti i settori merceologici e organizzazioni con fatturati che variano da un minimo di 2,6 milioni a un massimo di oltre 84 miliardi. Il primo dato rilevante è la crescita del fatturato mediano, passato da 8,6 milioni nel 2007 ai 12,2 del 2019, un aumento che sfiora il 42%.

Aziende italiane abbastanza forti per superare la crisi secondo Valentino Pediroda, AD modefinance
Modefinance ha paragonato i dati di bilancio 2019, raccolti sulle maggiori 100mila aziende italiane, a quelli del 2007 (Foto: Pixabay)

Quali sono i parametri che permettono di dire che le aziende italiane hanno le spalle larghe?

I parametri di bilancio, a partire dai livelli di indebitamento sia complessivo sia finanziario. Il leverage, che misura l’indebitamento totale di un’impresa esprimendo il grado di dipendenza da fonti di terzi, dovrebbe posizionarsi tra 0 e 2, mentre ratio superiori al 3 segnalano un forte squilibrio. Il leverage delle nostre aziende è significativamente migliorato dal 2,71 del 2007 all’1,91 del 2019. Situazione simile per il leverage finanziario, che indica l’indebitamento finanziario e che è passato da 0,53 a 0,40. Un altro dato interessante è relativo al current ratio, che misura la capacità dell’impresa di ripagare i debiti a breve termine (attività correnti/passività correnti). Per questo parametro è auspicabile che il valore si collochi tra 1,5 e 2,5 e le aziende italiane hanno un risultato pari a 1,46 (dall’1,29 del 2007). Mostra un miglioramento anche il quick ratio (che valuta l’ammontare di debiti finanziari in scadenza che possono essere ripagati velocemente, senza attendere il rientro di liquidità dal magazzino) passato da 0,99 a 1,08.

Ci sono parametri che non sono migliorati o sono rimasti stabili?

Non si osservano variazioni in termini di Roi (il parametro che misura la reddittività degli investimenti) pari al 3,7%, al contrario del Roe (che misura la reddittività del capitale proprio ovvero la bontà dell’investimento nell’impresa) e che si è portato al 6,5% dal 3,9% del 2007 (+67%).

E per quanto riguarda il rating?

Il rating è l’indicatore sintetico di affidabilità di un’azienda, valuta la sua capacità di onorare i propri impegni nei confronti di terzi. Anche sul fronte del rating la comparazione 2008-2020 mostra uno spostamento virtuoso verso le fasce superiori. Si è incrementato in particolare l’insieme delle triple A e delle doppie A, raddoppiate rispettivamente all’1,1% e all’8,9% del totale (rispetto allo 0,5% e al 4,4% del 2007). Tutte le categorie investment grade – fino alla B – sono diventate più corpose. Mentre i primi livelli del junk, in particolare CCC e CC sono crollate, passando rispettivamente dal 12,4% al 6,9% e dal 4,5% al 2,9%.

Aziende italiane abbastanza forti per superare la crisi secondo Valentino Pediroda, AD modefinance
Rispetto al 2008 le aziende italiane sono più solide sul fronte finanziario e più preparate ad affrontare i nuovi scossoni (Foto: Pixabay)

2008-2020: oggi siamo più preparati ad affrontare la crisi?

Le differenze rilevate nell’analisi comparata sono il segnale di un mondo che è cambiato completamente. Le due crisi che abbiamo messo a confronto sono esse stesse profondamente diverse. La prima, quella del 2008, è stata prettamente finanziaria, mentre quella attuale dipende dalla domanda e dunque dall’economia reale. Ci sono anche altre differenze: oggi la politica si è subito attivata, non solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo con un massiccio piano di interventi e finanziamenti. Le aziende inoltre sono più capaci di stare in piedi nella burrasca perché hanno in larga parte preso consapevolezza della necessità di monitorare costantemente i propri punti di forza e di debolezza. Questo sistema ha finito per premiare le imprese più attente all’autovalutazione, che si sono dimostrate più stabili e più resilienti. Ed è per questo che, complessivamente, il sistema risulta oggi più solido.

Come sono evoluti gli strumenti di analisi del rating?

Gli strumenti di analisi del merito di credito sono cambiati essi stessi, migliorando la propria capacità di predire la solvibilità della singola organizzazione.

Nel 2007 si utilizzavano i dati di bilancio, che per loro natura sono storici, ma non era un’approssimazione sufficiente. Ora c’è un’attenzione maggiore alla freschezza del dato. Negli anni più pesanti della crisi si è reso evidente che le PMI cadono soprattutto per mancanza di cassa. Abbiamo quindi deciso di dare maggior rilevanza agli indicatori che misurano il ciclo monetario dell’azienda e la sua capacità di ripagare i debiti a breve termine. È stato possibile, inoltre, grazie alle tecnologie abilitanti, aggiungere modelli di analisi previsionale. For-St, modello previsionale modulare, consente di proiettare i bilanci nel futuro per prevederne la solidità utilizzando le metodologie di Data Science e in particolare le tecniche di clustering degli algoritmi di machine learning

Le metodologie di valutazione cambieranno dopo il Covid?

Il futuro ci riserva molte nuove sorprese su questo fronte. Stiamo prepotentemente entrando nel campo delle valutazioni “nowcasting” (previsioni a brevissimo termine), che permettono di conoscere in real-time l’evoluzione della solvibilità delle imprese istante per istante.

La normativa PSD2, che di fatto apre l’accesso ai dati bancari sui pagamenti, rappresenta una spinta in questo senso. Perché consentirà di sfruttare dati aggiornati, necessari allo sviluppo di modelli di valutazione del rischio in “nowcasting”. Tuttavia, c’è ancora molto da fare laddove c’è mancanza di trasparenza. Vi sono delle tipologie di aziende e situazioni dove strutturalmente manca l’informazione ed è necessario colmare l’insufficienza di dati. Al momento siamo più pronti tecnologicamente di quanto non lo siamo a livello di dati.