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In un magazzino di Amazon a Bessemer in Alabama, Stato del profondo Sud nella Bible Belt americana, è stato indetto un referendum interno volto a introdurre la mediazione del sindacato, al momento non presente. I dipendenti presso il secondo datore di lavoro degli Stati Uniti – con oltre 1 milione di impiegati- per l’ennesima volta hanno respinto (con il 71% di voti a favore) la sindacalizzazione.

Vista dall’Italia questa notizia ha preso molti in contropiede poiché Amazon è vista come un datore di lavoro che stressa molto i lavoratori imponendo ritmi serrati.

Il lato positivo, che noi non vediamo, è che Amazon si può vantare di aver già alzato il salario minimo a 15 dollari orari (il doppio del minimo federale posto a 8 dollari) e di garantire buone polizze assicurative per le cure mediche.

Negli ultimi 40 anni negli States il ruolo del sindacato è andato calando in modo vertiginoso. Ormai la percentuale dei lavoratori rappresentati dalle Union è pari a circa il 10,8% (contro il 20,1% del 1983). Il nuovo presidente Joe Biden sembra auspicare una maggiore presenza del sindacato, ma la strada per lui è in salita, poiché il lavoratore americano preferisce l’autotutela e ragionare con la propria testa (e non pagare 500 dollari l’anno per l’iscrizione al sindacato).

Sindacati italiani: il rischio di far la fine degli statunitensi

In Italia le cose vanno diversamente, ma la domanda che deve porsi il sindacato è nel titolo di un volume del giuslavorista Pietro Ichino: “A cosa serve il sindacato. Le follie di un sistema bloccato e la scommessa contro il declino” (Mondadori, 2006).  Ichino, che è stato ahilui costretto a girare con la scorta per lungo tempo, ha raccontato le vicende dei cassintegrati dell’Alfa Romeo di Arese che scacciano gli imprenditori interessati ad assumerli e poi protestano contro la disoccupazione bloccando autostrade e ferrovie; oppure le vicende degli uomini-radar che guadagnano più di tutti, scioperano regolarmente due volte al mese e vengono pagati anche nei giorni di sciopero; o le assurde storie dei tranvieri pugliesi – e le hostess dell’Alitalia – che si ammalano a comando tutti nello stesso giorno, per scioperare anche quando è proibito.

L’Italia è l’unico Paese in Europa in cui la maggior parte degli iscritti al sindacato sono pensionati. Questo incide sulle scelte cardine dei leader sindacali – che spesso poi vanno in quiescenza con delle pensioni da capogiro grazie ai contributi figurativi e altri maquillage – che propongono sempre soluzioni di status quo. Mai un’idea nuova, mai un passo in avanti. Perché su Alitalia il sindacato non si fa promotore di una proposta che veda la fine di tutele abnormi (tipo la cassa integrazione per sette anni a stipendio pieno) per una categoria di lavoratori che è costata al contribuente miliardi di euro?

Sempre a chiedere soldi alla fiscalità generale per tutelare il posto di lavoro. Invece va tutelato il lavoratore.

E’ una grande sconfitta per il Paese il fatto che un bravo e serio sindacalista come Marco Bentivogli – leader della Fim-Cisl – abbia scelto di abbandonare e dedicarsi ad altro. Il rischio per la triade Cigl-Cisl-Uil è di far la fine del sindacato statunitense: scomparire. 

Foto in alto: Shutterstock