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L’Agenzia di Rating Fitch, nel report ‘Coronavirus Gdp Impact to Persist in Medium Term‘, mostra come le prospettive economiche per le economie avanzate nei prossimi cinque anni siano “altamente incerte”.

La recessione economica scatenata dalla pandemia Covid-19 avrà

“un impatto durevole sul Pil”,

ben oltre i due anni e mezzo prospettati dall’agenzia di rating in precedenza.

Agenzia Rating Fitch: crescita zero per l’Italia (2020-2025)

Le nuove proiezioni di base

“mostrano che il Pil di 10 Paesi sviluppati resterà nel 2025 di circa il 3%-4% al di sotto del livello implicito nel trend pre-crisi”.

In questo contesto, l’Italia si ritroverà al termine del quinquennio 2020-2025 con un saldo di crescita pari a zero.

L’Agenzia di Rating prevede che negli Usa il PIL torni ai livelli pre-Covid entro la metà del 2022 e nell’Eurozona entro la fine dello stesso anno.

Lo shock pandemico non durerà a lungo

Lo shock coronavirus sta minacciando l’Eurozona su più fronti, non solo da una prospettiva puramente economica.

E mentre ci sarà un’ulteriore integrazione, i diversi impatti dell’epidemia e la risposta fiscale disomogenea dell’Eurolandia comporteranno ulteriori divergenze quest’anno.

Ciò provocherà l’annullamento dei miglioramenti marginali della convergenza del PIL pro capite verificatisi durante la ripresa 2014-2019. A medio termine, tuttavia, riprenderà un livello molto graduale di convergenza.

La mancanza di convergenza non sarà un problema per il funzionamento dell’unione monetaria perché i cicli economici nella zona euro sono diventati molto più sincronizzati dal 2015.

La crescita perennemente attenuata dell’Italia potrebbe rischiare di alimentare le forze politiche populiste e lo stress sovrano.

La convergenza è venuta meno a metà degli anni 2000

La convergenza, misurata nella deviazione standard del PIL pro capite in termini di PPP rispetto alla media della zona euro, si è fermata a metà degli anni 2000 e è peggiorata durante la crisi del debito dell’Eurogruppo.

Da quando è stato lanciato l’euro, la Germania è stato l’unico grande paese del blocco che è riuscito ad aumentare il suo PIL pro capite relativo di un importo significativo.

In termini pro capite e PPP, nel 2019 la Germania era più ricca di 13 punti percentuali rispetto alla media dei blocchi, con un miglioramento di 5 punti rispetto al 1999. L’Italia, d’altra parte, si è comportata in modo abissale.

Essendo entrato nell’euro in una posizione relativamente più forte – in termini pro capite, il PIL italiano era più forte di quello di Francia e Spagna – gli italiani sono ora più del 10% più poveri della media del blocco.

La Grecia è stata l’altro paese a mostrare un calo in termini relativi, con il suo PIL pro capite ora di 36 punti inferiore alla media della zona euro.