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Achille Lauro, NFT e blockchain nella stessa frase, forse, non avreste mai pensato di sentirli. Eppure, il noto cantante trap romano si è lanciato in una nuova avventura basata sulla blockchain e sui Non Fungible Tokens.

La notizia è che l’artista, tramite la società MK3 che ha ideato insieme ad Angelo Calculli, ha annunciato un accordo di collaborazione esclusiva con Gian Luca Comandini, fondatore di AssoBit, associazione di imprese che operano con la tecnologia blockchain, e membro del consiglio d’amministrazione di Blockchain Core. Dello sviluppo degli NFT di Lauro, il cui acronimo è non-fungible tokens, un certificato di autenticità per file digitali, si sa solo che “la partnership si pone l’obiettivo di introdurre nel mercato musicale nuove e innovative forme di business, in favore degli artisti che spesso basano le proprie economie solo sulla discografia tralasciando altri importanti settori di sviluppo economico”.

Poco o niente, in sostanza.

Il merito di Lauro, però, è quello di riportare in auge un argomento – quello degli NFT – assopito sotto la calura estiva e ora tornato di moda.

Il ragazzino d’oro batte tutti con gli NFT

Se pensate che la notizia che un cantante si lanci in questo mondo fatto di blockchain e argomenti da nerdoni, sia nuova, vi sbagliate. Perché a rubare la scena a tutti, nel mondo degli NFT è Benyamin Ahmed. E chi è? Vi starete chiedendo voi. Bene, è un ragazzino di 12 anni, che vive a Londra, che ha venduto in poche ore degli NFT su delle balene virtuali create da lui stesso, le Weird Whales.

Non farebbe notizia se non fosse che Ahmed ha incassato oltre 290.000 sterline da questa sua invenzione – oltre ad altri 120.000 pound in arrivo da commissioni varie – che riproduce 3.350 balene disegnate con le modalità e le tecniche della pixel art e che sono ispirate al videogioco Minecraft.

Non solo Lauro si lancia nella finanza e degli NFT

Achille Lauro non è però l’unico artista a essersi lanciato in un’iniziativa sul nuovo mondo che coniuga arte e finanza. Infatti, anche un altro nome importante della musica trap, il vincitore di Sanremo del 2019, Mahmood, ha mostrato interesse verso questo nuovo strumento finanziario ma, più di altri, il nome più rilevante che in Italia ha mescolato blockchain e arte è Davide Dileo, meglio noto col nome di Boosta dei Subsonica.

Con “MUSIC IS ART”, Boosta e Danijel Žeželjl, un artista e illustratore croato, introducono per la prima volta in Italia un lancio di NFT che unisce la realtà online a quella offline, con l’obiettivo di sviluppare un’industria musicale più sostenibile, valorizzata e diversificata. I due hanno venduto online dei contenuti audio-visivi unici creati da loro stessi, oltre ad avere concesso agli acquirenti-investitori la possibilità di assistere in forma esclusiva a una performance dal vivo dei due, che si sono cimentati di fatto nel primo NFT live, fatto di musica e arte illustrativa.

Gli NFT non sono cosa (solo) da ricchi

Costano gli NFT, inutile negarlo. Pensate che la famosa casa d’asta londinese Christie’s ha battuto gli NFT di “Everydays: The first 5000 days” di Beeple, alias Mike Winkelmann, per 69,3 milioni di dollari. Insomma, non un prezzo che tutti possano permettersi. Ma, se proprio ci si vuole buttare in un mondo fatto di arte e finanza, c’è anche la possibilità di assicurarsi dei Non Fungible Tokens con una manciata di dollari.

È l’idea della startup OneOf, che vuole attirare artisti e fan della musica per un’esperienza più conveniente, a partire da 5 dollari. OneOf ha quindi lanciato una piattaforma NFT “green” costruita per il mondo della musica con un appeal unico per musicisti, ascoltatori e ambientalisti.

L’idea di OneOf è stata in parte ispirata da una delle prime iterazioni di NFT: il gioco CryptoKitties basato su blockchain lanciato nel 2017. Un paio di anni fa, il CEO, Lin Dai, ha iniziato a gettare le basi per OneOf.

 All’inizio del 2020, ha incontrato i dirigenti del settore per discutere di più.

“La musica è la forma d’arte più collaborativa – ha detto Dai -. Ogni brano musicale che conosci, che ascolti, è il lavoro collettivo di una dozzina o più di persone, come l’artista, lo scrittore, il produttore, l’ingegnere e lo staff dell’etichetta. Capire questo è stato fondamentale per il modo in cui ho costruito OneOf nelle prime fasi. Ora, nelle sue fasi finali, OneOf sta collaborando con artisti e professionisti della musica senior, come Doja Cat, John Legend, HER e Quincy Jones”.

Come fa la piattaforma degli NTF ad essere green?

OneOf utilizza la blockchain di Tezos, che offre alcuni vantaggi e “inquina” sostanzialmente meno di Ethereum, la blockchain in cui è ospitata la maggior parte degli NFT.

Tezos utilizza un diverso tipo di algoritmo di consenso per proteggere la sua blockchain chiamata “proof of stake”. E il risultato finale, senza scendere “in una tana del coniglio tecnica”, è che è due milioni di volte più efficiente dal punto di vista energetico rispetto a Ethereum“.

Stiamo progettando la piattaforma per ottimizzare l’esperienza con i fan medi“, ha affermato Dai.

Fin dall’inizio, sperimenteremo NFT da 5 dollari o NFT da 10 dollari e talvolta forse anche NFT da 1 dollaro“.

In altre parole, OneOf non sta cercando di essere la Sotheby’s per le NFT musicali.

Vogliamo educare le persone che vogliono abbassare la barriera di ingresso. E poi vogliamo anche assicurarci che i veri fan ci mettano le mani, non solo i ricchi“, ha detto Dai.