previsioni 2021

In poche occasioni come questa l’attesa del nuovo anno esce dal rito e dallo stereotipo delle formule augurali sempre uguali a se stesse per divenire aspettativa reale di un cambiamento.

Neanche nei periodi di crisi precedenti, che pur non sono mancati, la speranza che l’anno successivo le cose sarebbero andate meglio era stata sentita così necessaria, anche a livello psicologico e individuale. 

Molta ironia, anche per alleggerire i duri momenti che passiamo, viene fatta su questo 2020 di disgrazie, e la sensazione è che il 2021 non possa che essere migliore.

 

Quindi se a livello personale è impossibile fare previsioni di massa, come sarà perlomeno a livello economico l’anno nuovo secondo gli economisti? Del resto, lo sappiamo, che ci piaccia o no i destini individuali dipendono anche da cose fredde e aride come il PIL, i consumi, la disoccupazione.

Per una volta la crescita sarà uguale alla media, ma sarebbe dovuta andare meglio

Di primo acchito appare come una buona notizia il fatto che secondo la Commissione Europea nel 2021 il PIL crescerà in Italia come nel resto della UE, del 4,1% e più della Germania, che si fermerà a un +3,5%. La cifra in sé tra l’altro rappresenterebbe l’aumento più consistente dagli anni ‘80, ma in questo caso è chiaro a tutti che si tratta di un rimbalzo, del resto tutto da confermare alla luce dell’andamento della pandemia e della distribuzione dei vaccini.

Quello che è forse un po’ meno chiaro è che ci si dovrebbe aspettare di più da un Paese che nel 2020 avrà alla fine un crollo del PIL invece decisamente peggiore da quello medio della UE, del 9,9% contro il -7,4% europeo.

E non a caso la Spagna, che dovrebbe fare un pessimo -12,4% quest’anno, nel 2021 rimbalzerà del 5,5%, la Grecia, che perderà il 9%, crescerà del 5%. 

Meglio ancora farà la Francia, che quest’anno vivrà una perdita di poco inferiore alla nostra, -9,4%, ma nel 2021 vedrà una crescita più alta, del 5,8%

Fonte: Commissione Europea, rielaborazione di Momento Finanza

La disoccupazione tornerà sopra il 10%, all’11,6%

Ancora più del PIL quello che ha il maggiore impatto sulle vite delle persone è l’andamento del mondo del lavoro. Da febbraio questo è di fatto congelato, non si può licenziare e neanche si assume, a causa della crisi, dell’incertezza e ovviamente anche del divieto di licenziamento. La cassa integrazione sta conservando il posto a tanti dipendenti a tempo indeterminato. Lo stesso non vale per chi aveva contratti a termine o partite IVA. È da queste categorie che vengono quasi tutti i nuovi disoccupati. 

Ma le previsioni sono concordi: nel 2021 saranno di più. Quando salteranno i tappi della CIG e del blocco dei licenziamenti il tasso di disoccupazione dovrebbe salire dal 9,9% del 2020 all’11,6%, tre punti più in alto della media UE.

E quasi il triplo della Germania, in cui si fermerà nonostante tutto al 4%. 

Spagna e Grecia faranno molto peggio di noi con il 17,9% e il 17,5%, ma se nel loro caso la disoccupazione rimarrà comunque più bassa che durante i picchi della crisi finanziaria, quando andò molto oltre il 20%, nel nostro torneremo a livelli record per gli ultimi 20 anni. 

Fonte: Commissione Europea, rielaborazione di Momento Finanza

I consumi rimbalzeranno del 3,8%, peggio che in Francia e Spagna

Si tratterà poi di una ripresa che però non sarà trascinata dai consumi privati, almeno in Italia. Il loro aumento, del 3,8%, è inferiore a quello del PIL, e soprattutto inferiore a quello medio europeo, del 4,2%. 

In Francia i consumi privati cresceranno del 5,1%, in Spagna e Grecia del 4,5%.

E dire che il crollo del 2020 invece sarà con tutta probabilità ancora maggiore di quello del PIL nel nostro Paese, del 10,8%.

Rimaniamo sotto la media sia nel calo che nel rimbalzo, al contrario di quanto accade altrove, dove, come ci si aspetterebbe, chi ha fatto peggio quest’anno perlomeno farà meglio l’anno prossimo.

È il sintomo di una fragilità del mercato interno che nel 2020 è stata in parte compensata dall’intervento della domanda pubblica, aumentata del 2,1% in linea con la media UE. Nel 2021 è difficile credere che questa stessa domanda governativa possa salire solo del 0,1% come le previsioni ufficiali europee stimano. Saremo con tutta probabilità costretti a una spesa pubblica molto più importante

Fonte: Commissione Europea, rielaborazione di Momento Finanza

E la spesa pensionistica si impenna

E tra i principali capitoli di spesa dello Stato, lo sappiamo, vi sono le pensioni. I ritocchi alla legge Fornero degli ultimi 8 anni avevano già aumentato la curva della spesa pensionistica rispetto al PIL e ridimensionato il calo che quella riforma aveva portato.

Ma la pandemia e la crisi economica collegata provocheranno una vera e propria impennata nel 2020. Secondo la Nota di Aggiornamento al DEF del governo la spesa per le pensioni passerà dal 15,4% al 17,1%, per il doppio effetto del crollo del PIL, che fa da denominatore, e dell’aumento del numeratore, le uscite, che non risentono minimamente della crisi, del resto non vi sono stati tagli alle pensioni degli italiani.

Lo Stato anzi spenderà più di 7 miliardi in più.

Nel 2021 con il rimbalzo del PIL le pensioni conteranno meno, il 16,6% del PIL, ma comunque più che nel 2019, e così gli anni successivi, quando non si tornerà più a quei livelli.

Anche per questo, anche alla luce delle garanzie sui conti pubblici e sul debito da dare a Bruxelles per ottenere i fondi del Recovery Fund, potrebbero tornare ipotesi di intervento su questo capitolo di spesa, per quanto sarebbero suicide politicamente

Fonte: NaDEF, ministero dell’Economia e delle Finanze

Ma tutti questi numeri saranno destinati sia a contare poco che a essere rivisti in peggio se non saranno rispettate le vere attese per il 2021, quelle riguardanti la fine di questa pandemia. L’economia è tanto ma non è tutto, e in questo 2020 lo abbiamo sperimentato più che mai